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Taino

Fonte: I testi sono tratti da:

    Autore: Marco Invernizzi e Andrea Morigi
    Titolo: “I comuni della provincia di Varese”
    Casa editrice: Edizioni Del Drago
    Anno di pubblicazione: Milano, 1992

I testi sono stati modificati e adattati per le esigenze del sito mantenendo invariate le qualità delle informazioni.

Taino: Chiesa parrocchiale (1)
Foto 1: didascalia
Taino: Chiesa parrocchiale

Caratteristiche del territorio

Cenni storici

Taino è uno splendido paese adagiato ai piedi del Monte della Croce, ricchissimo di angoli suggestivi e di panorami impagabili, tra cui quello sul Lago Maggiore, sulla Rocca di Angera e sul Monte Rosa.

Il paese si trova tra Angera e Sesto Calende ed è composto dalle frazioni di Cheglio, le Cascine di Monzeglio, Pianazza e san Damiano. È un borgo ricco anche di storia, infatti i ritrovamenti archeologici permettono di far risalire i primi insediamenti alla preistoria, precisamente all’età del Bronzo. Giunsero poi i Romani, dei quali sono stati ritrovati alcuni sarcofaghi. Si ebbe un periodo meno felice coi Visigoti di Ataulfo, che misero a ferro e fuoco il paese. Seguirono i Longobardi e l’inclusione di Taino nel contado di Angera e, con la stessa, nel Medioevo, venne posta al disotto della giurisdizione del vescovo Arnulfo. Nel 1385 Taino venne assegnata da papa Clemente VI alla moglie di Gian Galeazze Visconti, per passare di mano in seguito, nel 1610, alla famiglia Crivelli-Serbelloni.

Oltre alla chiesa di Santo Stefano, Taino ospita anche altre due edifici religiosi, entrambi siti nella frazione di Cheglio. Il primo è un'antica cappelletta consacrata ai Santi Cosma e Damiano, ubicata in località San Damiano, uno dei primi stanziamenti cristiani nel territorio. Purtroppo questa chiesa giace in stato precario ed è stata anche sconsacrata e mutata parzialmente ad abitazione privata.

Taino: parco comunale (2)
Foto 2: didascalia
Taino: parco comunale

Il secondo luogo religioso è un oratorio dedicato a San Giovanni Battista (innalzato attorno alla fine del XVI secolo con l’intento di sostituire quello dei Santi Cosma e Damiano) il cui aspetto esteriore rimanda alle disposizioni stabilite da San Carlo Borromeo per l’ edificazione degli edifici sacri. In questo edificio, durante i preparativi per il centenario della chiesa di Santo Stefano di Taino del 1992, lo storico d’arte Giovanni Testori rinvenì un dipinto di Giovanni Battista Crespi, detto il Cerano, un artista del XVII secolo, autore del famosissimo colosso di San Carlo che torreggia davanti ad Arona. Il dipinto raffigura la Decollazione di Giovanni Battista e fu improvvisamente al centro dell’attenzione del Convegno organizzato per il centenario.

Vi sono anche altre opere d’arte di pregio nell’oratorio, come quella di San Rocco e San Sebastiano, dipinto ad olio su tavola in legno pioppino, di scuola emiliana del tardo XVI secolo; un Battesimo di Cristo di medesimi scuola e secolo; una Madonna dei Sette Dolori dipinta ad olio su tela del XVIII secolo; San Carlo in preghiera dinanzi al crocefisso; San Francesco penitente; Gesù nell'orto del Getsemani e una stampa oleografica del XX secolo rappresentante San Giovanni Bosco.
Per quello che concerne l’economia di Taino, in passato la viticoltura era praticata con successo e il paese era diventato famoso per il suo vino. Poi però questa attività venne totalmente abbandonata e nacquero alcune industrie di piccole dimensioni. Rimane oggi solo qualche azienda agricola e si è sviluppato il settore turistico.

Principali attrattive

La chiesa di Santo Stefano
Campanile della Chiesa parrocchiale (3)
Foto 3: didascalia
Taino: Campanile della Chiesa parrocchiale

Con la pubblicazione di Santo Stefano Protomartire, quattro secoli di storia tainese da parte di Elso Varalli nel 1980, è stato possibile ricostruire la storia della chiesa parrocchiale di Taino e di mostrarne le opere artistiche in essa contenuta. Ebbene, una chiesa consacrata al primo martire della storia cristiana era già esistente in paese nel XII secolo, secondo quando testimonia Goffredo da Bussero nel suo Liber Notitiae Sanctorum Mediolani. A seguito di un incremento nella popolazione venne ampliata nel 1629, come sostiene l’arcivescovo Filippo Visconti nel verbale della sua visita pastorale del giugno 1786. Nel secolo scorso furono realizzati ulteriori lavori di ricostruzione, in stile gotico-lombardo, dietro progetto dell’ingegner Achille Cavallini. I lavori si conclusero il 23 settembre 1874 e la chiesa venne consacrata solennemente il 17 settembre 1892. Si differenzia la torre campanaria accanto all’edificio religioso, che è sempre nell’originale stile romanico in pietra ruvida, ma priva del liscio intonaco della facciata della chiesa. Notevoli sono le vetrate, raffiguranti alcune scene della vita del diacono Stefano, realizzate, come il bel rosone, dal professor Marco Foderati, che trasse ispirazione dalla cattedrale parigina di Notre Dame e impiegò per la realizzazione i frantumi delle vetrate distrutte nel corso della seconda guerra mondiale. Nell’interno della chiesa sono conservate opere di pregio, tra cui l’altare dedicato alla Beata Vergine del Rosario i cui elementi in marmo sono stati recuperati con tutta probabilità da una preesistente cappella. Sull’altare sono presenti una bellissima statua lignea del 1600 raffigurante la Madonna con in seno Gesù Bambino, ambedue coronati, e un paliotto in scagliola del XVIII secolo, attribuibile allo scagliolista intelvese Giovanbattista Pancaldi. Altre opere contenute nella chiesa sono quattro busti reliquiari lignei policromi del XVII secolo, due dei quali custodiscono le reliquie ex ossibus dei Santi Massimo e Artemio.

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Legenda foto
1, 2, 3: Foto FL s.a.s.
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