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Saltrio

Fonte: I testi sono tratti da:

    Autore: Marco Invernizzi e Andrea Morigi
    Titolo: “I comuni della provincia di Varese”
    Casa editrice: Edizioni Del Drago
    Anno di pubblicazione: Milano, 1992

I testi sono stati modificati e adattati per le esigenze del sito mantenendo invariate le qualità delle informazioni.

Saltrio, chiesa parrocchiale (1)
Foto 1: didascalia
Saltrio, chiesa parrocchiale

Caratteristiche del territorio

Cenni storici

La collocazione geografica del comune, alle pendici dei monti Orsa e Sant’Elia e del monte Poncione d’Arzo si caratterizza come una lingua di terreno che rientra nel territorio svizzero.

Il paese, reso comune autonomo nel 1953 dopo un connubio durato sin dal 1928 con Viggiú, ha costantemente diviso la propria identitá tra la provincia di Como e quella, istituita nel 1927, di Varese, entrando a far parte di quest’ultima pur rimanendo nella Diocesi di Como fino al 1982, data di passaggio alla Diocesi Ambrosiana.

Derivato probabilmente dal latino saltus, con significato di “bosco”, il nome del paese sin dalle prime memorie storiche riporta alle attività estrattive della pietra calcarea, detta comunemente “pietra cenerina” a causa del colore grigio.
Attualmente le cave sono tutte abbandonate, mentre le maggiori attivitá economiche poggiano sul frontalierato verso la Confederazione Elvetica e su qualche attività artigiana.

Numerosi sono stati i Saltriesi, scalpellini, marmisti e ornatisti, che nel corso dei secoli hanno abbellito con la loro arte incisoria palazzi, basiliche romane e cattedrali, come il Duomo di Milano.
Cessata via via l’attività estrattiva, gli abitanti di Saltrio, specie a partire dalla fine dell’Ottocento, conobbero la via dell’emigrazione verso paesi stranieri, soprattutto verso gli Stati Uniti, sebbene dovesse di lì a poco iniziare il moto migratorio da altre regioni d’Italia verso Saltrio.
Attualmente, il fenomeno è stato assorbito dal frontalierato e la popolazione di Saltrio è per la maggior parte impiegata in Svizzera o nei centri vicini.

Chiesa di San Giorgio (2)
Foto 2: didascalia
Chiesa di San Giorgio

La chiesa parrocchiale, dedicata ai Santi Gervaso e Protaso, è il nucleo storico intorno al quale nel 1517 la comunitá si rende autonoma per la somministrazione dei sacramenti principali.
Pur non essendo disponibili notizie sulla fondazione del primo edificio di culto, ne conosciamo alcune vicissitudini, legate ai restauri e agli ampliamenti succedutisi nel corso dei secoli.
Un fulmine, che colpí la chiesa nel 1759, fu infatti all’origine della demolizione dell’antica parrocchiale e della ricostruzione della navata centrale.
Restauri interni ed esterni, come l’aggiunta delle due navate laterali e del coro dietro l’altare maggiore, vennero compiuti verso la fine del XVIII secolo per culminare nel rifacimento della facciata, che risale, nel suo aspetto attuale, al 1887.

Poco sopra l’abitato, sorge la settecentesca Chiesa di San Giorgio.
Costruita nelle parti principali con la pietra locale
, anche se successivi interventi di restauro hanno operato aggiunte in cemento armato.

Legenda foto
1, 2: Foto FL s.a.s.
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